Le icone del punk made in England fine anni Settanta, quella brevissima stagione ribelle, naif e anarchica che celebrò il «no future», l’assenza di prospettive, di futuro e di speranze? In prima battuta i Sex Pistols di Sid Vicious e John Lydon e i Clash di Joe Strummer; poi, a ruota, Susan Janet Ballion, in arte Siouxsie Sioux (ma si pronuncia Susi Su), la leggendaria cantante dei Banshees, mitica formazione «creata» (come i Sex Pistols, del resto) dal guru Malcolm McLaren, domani sera in concerto a Villa Arconati.A ben guardare, con il punk la musica dei Banshees – melange di testi arcani, melodie ipnotiche, distorsioni snervanti, tempi marziali e atmosfere tenebrose – aveva ben poco a che spartire. Ma in quel rivoluzionario calderone, Siouxsie, una strega notturna che intonava lugubri canti dei sepolcri e danze simil-macabre, si trovò a meraviglia. Oggi, in arrivo al festival di Villa Arconati, promette di continuare ad essere trasformista, eccentrica e teatrale. La sua escalation però fu fragorosa fin dall’inizio, materia preferita dei tabloid dell’epoca. In pochi anni (e dischi), la cantante assurse a enigmatica, nonché scontrosa reginetta della scena punk-gotica, incarnando suo modo l’estetica, tutta pallore cadaverico e pelle nera, del movimento dark. Un vero e proprio modello (il colmo per chi aveva l’ambizione di distruggere le regole!) seguito da intere generazioni di giovani negli anni Ottanta. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275799