nostro inviato ad Appiano GentileScuro in volto nonostante la giornata celebrativa, Massimo Moratti ha incrociato pochi sguardi, gli è sfuggito un sorriso solo quando ha ricordato come fece a scovare Zanetti nel ’95: «Cercavo un attaccante in Argentina, trovai un difensore che giocava saltando tutti gli avversari senza mai perdere la palla. Erano i tempi in cui mi divertivo ancora a guardare le videocassette per scoprire i giocatori». Forse il presidente si è fatto una domanda e si è dato una risposta. Ha lasciato la sala dopo aver stretto la mano ma ripetendo che non intende fare ulteriori commenti su quanto ha letto in questi giorni. Un altro Moratti rispetto al presidente disponibile a cui aveva abituato, ha pranzato ad Appiano con Branca, Oriali, Filucchi e Paolillo, la task force interista. José Mourinho, che aveva già pranzato con la squadra, si è unito al tavolo, nessun confronto, nessuna relazione, era la giornata dedicata a Javier Zanetti e nel rispetto del capitano e del mito che ha raggiunto con le sue 634 presenze, non si è parlato di lavoro. Almeno ufficialmente. In realtà è impensabile un tavolo così ricco, e chissà quando sarà possibile ricostruirlo, senza che si sia parlato della nuova Inter. Mourinho aveva l’aria di aver parecchie cose da dire al presidente, Moratti non sembrava aver voglia di sentire nessuno, ma senza per questo arrivare a conclusioni affrettate nel giorno dell’ammenda di 25mila euro a Inter e Josè inflitta dalla disciplinare che per un difetto di competenza ha dichiarato di non poter giudicare la linguaccia di Supermario alla curva giallorossa.
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